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In questi lunghi anni (38) in cui mi sono occupato della regia della Sacra Rappresentazione
ho sempre cercato di presentare e realizzare una rappresentazione sempre rinnovata e
attualizzata senza però discostarsi e perdere quei valori di una tradizione antica e secolare.
La rappresentazione dell’Antico e del Nuovo testamento non vuole essere una performance
artistica di presentazioni di diverse situazioni sceniche, ma la mise-en- scène del perché, del
senso profondo della storia.
Il tentativo di lanciare un messaggio ad un futuro che sembra difficile, di tracciare una
retrospettiva costituita dalle storie che ci proiettiamo alle spalle, dalle persone nelle quali ci
riconosciamo e ci discostiamo, dalle icone nelle quali ci immergiamo accettando e
trasformandone l’eredità. Nel lavoro mi son sempre collegato alla necessità originaria
dell’arte, ad un azione che percorre sentieri inediti, che procede con passi inaspettati restando
dentro un spazio naturale ben delineato: la strada. Una strada che accoglie tutti, mescolando
e tenendo insieme palcoscenico e platea, arte e vita, palco e realtà. Negli anni ho lavorato
sull’attore cercando di renderlo vero, ognuno secondo le proprie potenzialità, e metterlo al
centro del processo creativo. Ciò senza alcuna discriminazione sullo status dello stesso (
amatoriale, volontario o professionista) . Lavorare sull’attore significa lavorare sul tutto e
sulla parte, su un occhio che deve vedere ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni orizzonte, su un
occhio che ha come suoi unici riferimenti il testo e la vita. Significa spingere gli attori verso un
luogo conosciuto, noto ma molto spesso non abitato. E’ un luogo che prende forma, emozione,
odore, rumore dalla strada. E’ un luogo chiamato vita e Passione. Negli anni sempre più forte è
il tentativo di coinvolgere l’uomo dentro le atmosfere e i suoni che di quadro in quadro
amplificano la dimensione drammaturgica del testo. Tutto, per il pubblico. Un pubblico che
dice sì ad un itinerario fatto di λόγος e τέχνη.
pieroIn questi lunghi anni (38) in cui mi sono occupato della regia della Sacra Rappresentazione ho sempre cercato di presentare e realizzare una rappresentazione sempre rinnovata e attualizzata senza però discostarsi e perdere quei valori di una tradizione antica e secolare. La rappresentazione dell’Antico e del Nuovo testamento non vuole essere una performance artistica di presentazioni di diverse situazioni sceniche, ma la mise-en- scène del perché, del senso profondo della storia.
Il tentativo di lanciare un messaggio ad un futuro che sembra difficile, di tracciare una retrospettiva costituita dalle storie che ci proiettiamo alle spalle, dalle persone nelle quali ci riconosciamo e ci discostiamo, dalle icone nelle quali ci immergiamo accettando e trasformandone l’eredità. Nel lavoro mi son sempre collegato alla necessità originaria dell’arte, ad un azione che percorre sentieri inediti, che procede con passi inaspettati restando dentro un spazio naturale ben delineato: la strada. Una strada che accoglie tutti, mescolando e tenendo insieme palcoscenico e platea, arte e vita, palco e realtà. Negli anni ho lavorato sull’attore cercando di renderlo vero, ognuno secondo le proprie potenzialità, e metterlo al centro del processo creativo. Ciò senza alcuna discriminazione sullo status dello stesso (amatoriale, volontario o professionista) . Lavorare sull’attore significa lavorare sul tutto e
sulla parte, su un occhio che deve vedere ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni orizzonte, su un occhio che ha come suoi unici riferimenti il testo e la vita. Significa spingere gli attori verso un luogo conosciuto, noto ma molto spesso non abitato. E’ un luogo che prende forma, emozione, odore, rumore dalla strada. E’ un luogo chiamato vita e Passione. Negli anni sempre più forte è il tentativo di coinvolgere l’uomo dentro le atmosfere e i suoni che di quadro in quadro amplificano la dimensione drammaturgica del testo. Tutto, per il pubblico. Un pubblico che dice sì ad un itinerario fatto di λόγος e τέχνη.


Il direttore artistico e regista della Sacra Rappresentazione
Dott. Piero Formicuccia